12 gennaio 2015

pubblicato da: Marina Naddeo

Sono sempre più numerosi gli appassionati di animali che scelgono una tartaruga terrestre come animale domestico. Ma cosa bisogna sapere prima di adottarne una? L’abbiamo chiesto a Marco Marsili, esperto di tartarughe e autore di libri sulle testuggini. 1. Quali sono i requisiti per allevare una tartaruga di terra? Pazienza, molta pazienza soprattutto se vogliamo […]

Sono sempre più numerosi gli appassionati di animali che scelgono una tartaruga terrestre come animale domestico. Ma cosa bisogna sapere prima di adottarne una?

L’abbiamo chiesto a Marco Marsili, esperto di tartarughe e autore di libri sulle testuggini.

testudo-hermanni-tartaruga-comune1. Quali sono i requisiti per allevare una tartaruga di terra?

Pazienza, molta pazienza soprattutto se vogliamo riprodurre questi fantastici animali e spazio all’aperto; questa è una cosa assolutamente fondamentale. Non servono terrari ne terrazze, ma giardini dove le tartarughe potranno trascorrere la loro lunghissima vita e trascorre gli inverni facendo letargo interrate come farebbero in natura.

2. Cosa bisogna sapere prima di adottare una tartaruga di terra?

Sarà necessario documentarsi sulle abitudini delle tartarughe per preparare al meglio l’habitat e capire quali documenti sono necessari per essere in regola, in caso di controlli da parte dell’ente forestale.

3. Qual è la specie più “semplice” da gestire?

Non esistono specie di tartarughe semplici da gestire: ogni tartaruga ha bisogno di essere messa in condizioni di poter vivere secondo le proprie esigenze, ma se andremo a scegliere una specie autoctona come Testudo hermanni , Testudo graeca o Testudo marginata, che vivono bene in aree mediterranee soleggiate e calde, sarà più semplice ricreare per loro un ambiente consono.

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4. Quali sono le caratteristiche dell’habitat delle tartarughe autoctone?

L’habitat delle tartarughe è la macchia mediterranea, una zona boschiva con arbusti che si sviluppa in aree calde e poco piovose d’estate. In Italia sono presenti nelle regioni del Centro – Sud che hanno temperature più miti.

(foto in copertina di giorgio63)

marco-marsili-esperto-tartarugheSi ringrazia per l’intervista:
Marco Marsili
Esperto e scrupoloso allevatore di tartarughe terrestri ed acquatiche.
Marco nutre un particolare interesse per la specie Claudius angustatus, alla quale ha dedicato un sito Internet. Scrive articoli per la rivista Testudo Magazine. E’ socio della TSA e dedica parte del suo tempo ai centri di recupero con i quali collabora attivamente per la prevenzione dell’abbandono delle specie alloctone nel nostro territorio.

 

 

COME SCEGLIERE E ALLEVARE UNA TARTARUGA TERRESTRE

  1. Quali sono i requisiti per allevare una tartaruga di terra?

Pazienza, molta pazienza soprattutto se vogliamo riprodurre questi fantastici animali e spazio all’aperto; questa è una cosa assolutamente fondamentale. Non servono terrari ne terrazze ma giardini dove potranno trascorrere la loro lunghissima vita e trascorre gli inverni facendo letargo interrate come farebbero in natura.

  1. Cosa bisogna sapere prima di adottare una tartaruga ti terra?
    Sarà necessario documentarsi sulle abitudini per preparare al meglio l’habitat e capire quali documenti sono necessari per essere in regola in caso di controlli da parte dell’ente forestale.

  2. Quali sono le specie che si possono adottare e qual è la specie più “semplice” da gestire?
    Non esistono specie semplici da gestire: ogni tartaruga ha bisogno di essere messa in condizioni di poter vivere secondo le proprie esigenze ma se andremo a scegliere una specie autoctona come Testudo hermanni, Testudo graeca o Testudo marginata che vivono bene in aree mediterranee soleggiate e calde, sarà più semplice ricreare loro un ambiente consono; il loro habitat è la macchia mediterranea, una zona boschiva con arbusti che si sviluppa in aree calde e poco piovose d’estate. In Italia sono presenti nelle regioni del Centro – Sud che hanno temperature più miti.

  3. Quali sono le regole di base per allevare una tartaruga?
    In caso di specie autoctone recinta una parte molto soleggiata del tuo giardino con una rete metallica che poi coprirai con doghe in legno per evitare che la tua amica si arrampichi ed esca dal recinto; predisponi anche soluzioni di copertura del recinto quando le tartarughe sono piccole per evitare brutte sorprese causate dall’avventarsi di cornacchie o rapaci. Per le dimensioni dello spazio da recintare dovrai chiaramente adeguarti al tuo giardino ma più spazio le regalerai meglio starà perché all’interno della sua zona non solo si muove e dorme ma si procura anche il nutrimento adatto con le erbe che vi crescono. E’ bene che all’interno del recinto posizioni una casetta in legno dove possa ripararsi dalla pioggia e zone cespugliose dove riposare al riparo dal sole cocente. L’acqua è fondamentale sia sempre a disposizione in una ciotola bassa, per bere e per bagnarsi all’occorrenza.
    In inverno scaverà una buca per interrarsi per il letargo ma è possibile che in regioni molto calde faccia un periodo di estivazione, ossia s’interri per ripararsi dal caldo torrido. Nel caso in cui sceglieremo specie di tartarughe alloctone dovremo organizzarci, durante la stagione invernale, allestendo un terrario che mantenga parametri come la temperature e l’umidità consoni alle abitudini del nostro ospite.

  4. Si può allevare in casa?
    Assolutamente no, le Testudo non possono essere allevate né in casa né in terrario poiché non si riescirà mai a ricreare la combinazione di elementi naturali che faranno crescere correttamente la nostra tartaruga. L’aria aperta, la possibilità di fare movimento ma soprattutto la luce diretta del sole saranno sicuramente fattori fondamentali per la salute ed il benessere di questi animali. Chiaramente, per questo tipo di sistemazione, occorre avere un terreno adatto che possa principalmente avere due zone; una esposta al sole ed una ombreggiata per permettere alle tartarughe di ripararsi dall’eccessivo calore. Un’altra cosa fondamentale per questo tipo di sistemazione è la recinzione della zona che deve sì contenere gli animali ma deve servire anche da protezione degli stessi da attacchi di eventuali predatori prestando maggior attenzione ai topi. Solo esemplari ammalati o debilitati è preferibile allevarli all’interno dotando il terrario di sistemi per mantenere le temperature costanti.

  5. Soffrono la solitudine? È preferibile allevare in coppia?
    Essendo animali solitamente solitari, tranne durante il periodo dell’accoppiamento, dobbiamo valutare la stretta convivenza forzata alla quale li obblighiamo durante l’allevamento; le femmine possono vivere tranquillamente in gruppo al contrario dei maschi , il rapporto ideale è di un maschio ogni quattro femmine, facendo così eviteremo lotte territoriali tra maschi e faciliteremo l’accoppiamento evitando corteggiamenti eccessivi che potrebbero causare anche ferite mortali alle femmine.

  6. Che rapporto instaurano con il proprietario?
    Sono rettili, possiamo quindi solo aspettarci che col tempo diventino abitudinari e ciò li porterà a riconoscere il proprietario e a prendere il cibo dalle sue mani, non molto di più di questo.

  7. Con cosa bisogna alimentarle? Cibo fresco o confezionato?
    Sono animali erbivori che in natura si nutrono di piante ed erbe selvatiche che trovano nel loro cammino e che divorano golosamente strappandole da terra; in piena estate mangiano piante ed erbe secche. Si abbevera non troppo frequentemente ma se trova pozzanghere o rivoletti d’acqua beve e si immerge anche per defecare e urinare. Le piante che predilige sono il tarassaco, la piantaggine, il crescione, l’erba medica ed il trifoglio; anche le pale di fico d’india possono essere offerte ma sarà necessario togliere le spine per evitare spiacevoli incidenti. In caso di necessità e mancanza di erbe fresche potremmo offrire della cicoria, del radicchio e della scarola romana che potremmo trovare in qualsiasi negozio alimentare. La frutta, come le fragole, i lamponi, le more, le albicocche i fichi e le ciliegie possono essere offerte ma con parsimonia in quanto di difficile digestione. E’ sempre buona norma lasciare a disposizione un osso di seppia intero per fornire la quantità di calcio desiderata.