Sacro di Birmania, gatto leggendario

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27 maggio 2009

categoria: Gatti di razza

pubblicato da: Redazione PetPassion

Si narra che il Birmano ( o Sacro di Birmania) discenda da un’antica popolazione di gatti sacri ospitati in un tempio Khmer di Myanmar. Durante un assalto al tempio, il gran sacerdote, mentre stava in meditazione davanti alla statua della dea, insieme al suo gatto bianco Sinh, venne mortalmente ferito ed il suo fedele gatto […]

Si narra che il Birmano ( o Sacro di Birmania) discenda da un’antica popolazione di gatti sacri ospitati in un tempio Khmer di Myanmar. Durante un assalto al tempio, il gran sacerdote, mentre stava in meditazione davanti alla statua della dea, insieme al suo gatto bianco Sinh, venne mortalmente ferito ed il suo fedele gatto Birmano si accucciò sopra di lui rivolgendo lo sguardo alla dea. Il suo mantello divenne dorato, gli occhi blu zaffiro, e quando si voltò verso la porta del tempio le sue zampe, il muso e le orecchie si tinsero del colore scuro della terra, ad eccezione delle zampe ancora appoggiate sul padrone morente, restando bianche candide in segno di purezza. Guidati dallo sguardo del gatto, rivolto alle pesanti porte di bronzo del tempio, i monaci si precipitarono a chiuderle, salvandosi così dal saccheggio e dalla distruzione. Contemporaneamente, anche gli altri gatti del tempio subirono la stessa trasformazione trasmettendola ai loro discendenti. Sinh non abbandonò il suo padrone, e morì sette giorni dopo di lui. Quando i monaci si riunirono per eleggere il nuovo successore del Gran sacerdote videro accorrere tutti i gatti del tempio. Da ciò deriva il nome della razza, Gatto Sacro di Birmania.
Nel 1918 una coppia di sacri di birmania vennero inviati a Parigi dai monaci Kittahs, che vollero, con questo gesto, ringraziare una persona che aveva loro dato un aiuto importante qualche tempo prima. Furono i primi gatti di questo tipo a giungere in Europa, anche se, purtroppo, il maschio non sopravvisse al viaggio. Ma la femmina era incinta e partorì a Nizza. Da quella cucciolata ebbero origine i birmani di tutto il nostro continente.
Ma dopo l’ultima guerra mondiale la razza fu vicina all’estinzione, in tutto il mondo rimasero solo due coppie. E fu da loro che si partì per le nuove cucciolate, che piacquero a tal punto che nel 1966 ottennero il riconoscimento ufficiale.
Nonostante sia un gatto bellissimo, si dice che chi lo sceglie lo faccia soprattutto per il suo carattere. E’ il gatto giocherellone per eccellenza, caratteristica che mantiene anche da adulto, ma i “solitari” non fanno per lui: da solo si annoia terribilmente, gioco, per lui, è sinonimo di “passare del tempo insieme”. Per questo è un gatto particolarmente adatto alla compagnia dei bambini: pur essendo così giocherellone non è mai aggressivo e non si rivolta mai verso gli umani, ma tende a stabilire con loro un rapporto intenso ed a volte esclusivo. Il birmano si contende i giochi con i bimbi di casa, soprattutto i pupazzi di peluche che tende a portare in giro come fossero orsacchiotti da tenere nel letto la notte. Tutte le scatole e buste aperte sono sue, infatti adora nascondersi o intrufolarsi all’interno, spesso viene trovato nella busta della spesa.
Da guardare, poi, è un vero spettacolo: si muove in un modo particolarmente elegante e si può dire che, fisicamente, racchiuda in sé le caratteristiche del siamese, per il colore del pelo, e quelle del persiano, per la lunghezza e la sofficità che lo rendono particolarmente piacevole da accarezzare. (B.P.)