7 luglio 2009

pubblicato da: Redazione PetPassion

L’Italia ha confermato il proprio stop all’importazione di pellicce di cani e di gatti. La scorsa settimana è stato approvato dal Consiglio dei ministri il provvedimento che prevede l’inasprimento delle sanzioni penali e amministrative contro la commercializzazione e l’import-export di pellicce di cane e di gatto. Si tratta di un Decreto Legislativo per sanzioni relative […]

L’Italia ha confermato il proprio stop all’importazione di pellicce di cani e di gatti.

La scorsa settimana è stato approvato dal Consiglio dei ministri il provvedimento che prevede l’inasprimento delle sanzioni penali e amministrative contro la commercializzazione e l’import-export di pellicce di cane e di gatto.
Si tratta di un Decreto Legislativo per sanzioni relative al divieto di commercializzare, importare ed esportare pellicce di cani e gatti ai sensi del Regolamento Europeo 1523/2007, entrato in vigore lo scorso 31 dicembre. Ricordiamo che il Regolamento deve la sua approvazione, in parte, proprio
alle pressioni esercitate dai Paesi Ue, ai quali l’Italia ha fatto da ‘apripista’ divenendo il
primo paese europeo, e secondo nel mondo dopo gli Usa, ad aver imposto un bando nazionale
all’importazione e commercio di tali pelli, prima con l’Ordinanza dell’allora ministro della
Salute Sirchia, emessa nel 2001 su richiesta della Lav e rinnovata nei due anni successivi,poi con l’inserimento del divieto nella Legge 189/04 contro il maltrattamento agli animali.

Un atto importante che rafforza il divieto nazionale di importazione e commercializzazione di pelli di cani e gatti, che ci auguriamo sarà presto trasformato in legge dal Parlamento”. Questo è il commento di Roberto Bennati, vicepresidente della LAV. “L’Italia, seguita da Danimarca, Grecia, Francia e Belgio, aveva fatto da apripista continentale, dopo USA, Australia e Nuova Zelanda, prima con un’Ordinanza del Ministro della Salute nel 2001 e poi con la Legge 189 del 2004 dando il proprio stop al mercato che in Paesi dell’Estremo Oriente alleva e uccide quasi due milioni di animali domestici ogni anno per produrre abbigliamento, soprammobili e giocattoli – prosegue Bennati – Una battaglia di civiltà vinta, con un risultato legislativo ottenuto su basi etiche che rafforzerà i controlli alle frontiere verso i Paesi terzi e le possibilità di controlli, analisi e denunce da parte di dogane, servizi veterinari e forze di polizia”.