Il “gatto cosmico” di Paul Klee

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Non solo in letteratura, ma anche nell’arte figurativa l’animale e’ stato da sempre fonte di grande ispirazione. Dipinti, statue, fotografie ritraggono attimi dell’intenso rapporto che ha legato molti grandi artisti al loro specialissimo amico, cane, gatto, roditore che fosse. Non ci riferiamo solo alla funzione iconografica e simbolica che l’animale ha avuto da sempre nella cultura, ma alle pieghe intime della relazione con il proprio animale da compagnia, della quale molti artisti non hanno potuto fare a meno di rendere testimonianza nella loro opera.

Uno di questi, il primo che abbiamo deciso di prendere in considerazione, e’ Paul Klee, pittore tedesco che ha lasciato un’impronta profonda nell’arte della prima meta’ dello scorso secolo, morto nel 1940 all’eta’ di 61 anni.
Klee amava moltissimo i gatti. Sono ben tre quelli che lo hanno accompagnato nella vita, suggellando altrettante importanti fasi della sua esistenza. Di questi gatti Paul Klee, scrive, parla, racconta, ma soprattutto reca testimonianza attraverso le sue tele, ritraendoli con il suo personalissimo stile.
Il primo si chiama Nuggi, e’ il gatto che Klee porta a casa di ritorno da un importante viaggio in Italia. Ricalcando le orme del poeta Baudelaire, Klee descrive questo primo, felino, coinquilino come lo “spirito della casa”, una presenza fantasmatica che pervade e presidia, anima e custodisce, la sua abitazione.
Il secondo si chiama Fritzi e puo’ essere considerato il gatto della fase esuberante e in fondo gioiosa dell’esistenza del pittore; un grande gatto tigrato, che attende il pittore nella casa di Monaco durante la prima guerra mondiale e al quale Klee si riferira’, in alcune poesie, chiamandolo il “dio felino”.
L’ultimo gatto, quello forse piu’ carico da un punto di vista simbolico, si chiama Bimbo, ed e’ il gatto bianco d’angora che vive con Klee negli ultimi 10 anni della sua vita. Non a caso Klee lo percepisce come l’angelo della morte, colui che lo accompagnara’ nel viaggio verso l’aldila’, una figura evocativa e carica di simboli che affondano nella mitologia egizia. Questo ultimo gatto sara’ definito dallo stesso Klee come il “gatto cosmico”, il custode della soglia, colui che si trova nella zona di confine tra l’esistente e il non esistente, colui che ha accesso e da’ accesso alla trascendenza.
Proprio nella valenza simbolica di cui la figura del gatto si carica nell’immaginario di Klee, c’e’ un’analogia con la funzione che il pittore assegna all’arte: quella cioe’ di non riprodurre semplicemente il reale, ma di dare forma all’impercettibile e di rendere visibile anche cio’ che visibile non e’.
(G.M.)