Corpo Forestale ferma traffico illegale di animali

by • 1 luglio 2010 • Cronaca e news animaliComments (1)1265

Andreatta_480@image004Ancora un duro colpo al commercio illegale di animali rari e in via d’estinzione da parte del Corpo Forestale dello Stato. A Reggio Emilia è stato infatti sgominato un importante traffico che vedeva aquile del Bonelli, capivaccai (due delle specie maggiormente a rischio di estinzione nel nostro paese e per questo sono protette anche dalla legge sulla caccia e dalle direttive europee a salvaguardia degli uccelli migratori e dei loro habitat.), gipeti, aquile reali, falchi lanari e pellegrini e cicogne nere.

Nella nota del Corpo Forestale si legge che “I 45 esemplari finora sequestrati appartenenti a specie rare e a rischio di estinzione, erano stati sottratti nei mesi scorsi dai loro habitat naturali e immessi sul mercato clandestino accompagnati da false certificazioni Cites. I rapaci, usati dai falconieri nelle rievocazioni storiche medievali o nella caccia, sono molto ambiti dai collezionisti di tutto il mondo; un fiorente commercio che cerca di soddisfare le richieste che ancora oggi provengono dai grandi parchi zoologici o dalle scuole di falconeria dei paesi arabi”.

Un giro d’affari capace di fruttare ai malfattori molti soldi: un certificato Cites riciclato da un esemplare morto veniva pagato anche 2.000 euro, una coppia illegale di aquile dai 6.000/8.000 euro, fino al triplo – si legge nella nota del Cfs – se sanata con certificati riciclati, un esemplare di Gipeto, con certificato riciclato, arrivava anche fino a 20.000.

I rapaci partivano dall’Italia per arrivare in in Belgio, Spagna, Austria e Germania. L’inchiesta è partita, con la collaborazione del Network Traffic del WWF Italia, grazie alle informazioni raccolte a livello territoriale dai suoi collaboratori tecnici dell’Università di Palermo, che da mesi seguivano i movimenti di alcune persone che erano state sorprese mentre si arrampicavano per raggiungere un sito di nidificazione dell’aquila del Bonelli, presso una vecchia miniera di zolfo, con l’intento di razziare piccoli e uova, e si è chiusa con decine di perquisizioni domiciliari contemporaneamente in tutta Italia, presso allevatori e falconieri a Milano, Cuneo, Pordenone, Lecco, Pavia, Reggio Emilia, Bologna, Napoli, Catania, Ragusa e Caltanissetta.

In seguito all’operazione sono 17 gli indagati per i reati di falso e ricettazione e per detenzione di specie protette che prevede l’arresto da tre mesi ad un anno e l’ammenda da 7.000 a 75.000 euro nonchè la confisca obbligatoria degli esemplari.

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