La Gatta Turchina e il Gatto Vagabondo

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Da un racconto scritto nel 1980 e dimenticato in una consunta cartella di testi inediti, Paolo Lingua tira fuori, come un mago dal suo cilindro, questo delizioso romanzo edito da De Ferrari.
Inizialmente concepito per essere illustrato da Raymond Peynet, disegnatore dei celeberrimi Innamorati francesi, questo fablieu medievale è una divertente allegoria di una città contemporanea, dei suoi abitanti colti nei loro tic, nei loro difetti e nei paradossi della vita sociale.
I protagonisti della storia sono però dei gatti molto particolari. Vivono sui tetti d’ardesia del rione della Marina e sono anarchici, bizzarri, giocherelloni ma anche un po’ briganti e attenti a salvaguardare la loro libertà ed identità dalla omologazione imperante. Loro degno capo è il Gatto Vagabondo, detto anche il Principe senza Regno, anarchico e ladro di pesci pregiati al mercato all’ingrosso ma anche amante della poesia e sensibile al fascino della più bella micia del rione, la misteriosa Gatta Turchina, dagli occhi incantevoli e dal manto color ardesia.
In un mix di poesia, avventura, ironia, antipatie, gelosie, persino congiure, paradossi dell’esistenza privata e della vita politica i gatti sono protagonisti di una favola tenera e paradossale che segna, dopo venticinque anni dedicati alla saggistica, il ritorno di Paolo Lingua alla narrativa di pura fantasia.