In primavera spesso capita di trovare pulcini caduti dal nido o bisognosi di aiuto. Attenzione, molto spesso non sono precipitati, ma il loro era un tentativo di volo finito male!. Infatti i piccoli di molti uccelli escono dal nido anche prima di essere perfettamente in grado di volare per seguire gli adulti. Sono ancora goffi e impacciati e, una volta a terra, non riescono a riprendere quota né sono in grado di cavarsela da soli. In questo caso vengono comunque accuditi dai genitori, che sicuramente sono nei pressi ed attendono che ci allontaniamo per tornare da loro con qualche ghiottoneria. Non bisogna assolutamente portarli via, ma, piuttosto, cercare di evitare loro di finire sotto una macchina o nelle fauci di un gatto: posateli sul ramo dell’albero più vicino (o lanciateli in aria, con una spinta dal basso verso l’alto, in modo che, sbattendo le loro piccole ali, raggiungano il ramo). La madre, da lì, continuerà a prendersene cura.
Prendeteli in mano senza farvi scrupoli: gli uccelli non hanno l’olfatto dei mammiferi, e non c’è pericolo che le madri li rifiutino perché sentono il vostro odore.
Se invece il pulcino è molto piccolo, non ha penne sviluppate o mostra ferite, ha bisogno di aiuto dobbiamo decisamente intervenire. Spesso un pulcino ritrovato dopo ore dalla caduta è disidratato e infreddolito. È necessario riscaldarlo e reidratarlo. Se si tratta di un pulcino passeriforme (o nidicolo, che nasce, cioè, “nudo” e con gli occhi chiusi) e non ha penne, deve stare a una temperatura di 30-32 gradi, mentre dopo circa una settimana di vita, quando ha già le penne sviluppate, si può abbassare a 21-27 gradi. Altre specie che nascono già coperte di piumino (dette nidifughe, il cui nido è costruito a terra, come oche o cigni) sono meno sensibili alla temperatura ed è sufficiente scaldarle con una lampada.
Per reidratarli non bisogna mai dar loro latte, sarebbe indigesto. L’ideale sarebbe preparare una soluzione isotonica (un litro di acqua calda, un cucchiaio di zucchero, un cucchiaino da tè colmo di sale fino) e farne cadere delicatamente qualche goccia (con una siringa senza ago o con il dito) sul becco del piccolo.
Nel caso il pulcino sia bagnato e infreddolito, lo si può asciugare e riscaldare ponendolo vicino ad una stufa o esponendolo a una lampada, meglio se a raggi infrarossi.
Per quanto riguarda lo svezzamento, attenzione a capire a quale famiglia appartiene il pulcino che avete trovato: se si tratta di un granivoro, infatti, il menu sarà diverso da quello di un insettivoro. Nel primo caso, infatti, potrete acquistare il pastone per canarini ed arricchirlo con un po’ di farina, omogeneizzato di verdura e acqua, mentre nel secondo caso ci vorrà omogeneizzato di carne o carne macinata. (B.P.)

















sab, mag 2, 2009
Cura dell'animale, Salute