Imparare a leggere? Facciamoci aiutare da un amico cane

dom, giu 7, 2009

Tu e il tuo amico

Abbiamo già avuto modo di conoscere gli esperimenti di Sarah Ellis, la donna inglese che da anni si avvale della pet therapy per facilitare l’apprendimento della lettura nei bambini delle scuole elementari. Oggi, non solo in Europa, ma anche negli Stati Uniti, questa pratica si sta diffondendo con grande rapidità e, visti gli ottimi risultati, sta incontrando un’accoglienza sempre più entusiasta.
«Gli altri, quando perdi una parola cercano subito di aiutarti a trovarla, ti interrompono… invece Mollie se ne sta seduta lì, ti guarda e resta ad ascoltarti in silenzio, finché non leggi bene». Alexia è una bambina di sette anni di Norman in Oklahoma e Mollie non è un’amica particolarmente paziente ma un cagnolino particolarmente paziente, un Golden Doodle che ogni giovedì pomeriggio, nella libreria Kennedy, per quarantacinque minuti ascolta leggere gli studenti elementari della classe di Marilyn Brinker. Norman è una di quelle piccole città americane fortemente ancorate alla tradizione, uno di quei posti in cui però qualche volta si fa qualcosa di molto originale.
Il programma di Pet Therapy, che mira a migliorare le capacità di lettura dei più piccoli, è cominciato lo scorso aprile ma sta già dando ottimi risultati. «I bambini sono molto eccitati dalla presenza del cane e sembrano veramente contenti di potergli leggere le favole e contemporaneamente accarezzarlo», spiega Michelle Traw, dell’associazione no profit New Leash on Life e coordinatrice del progetto. «Anche se i cani qualche volta sembrano annoiarsi, riescono a stimolare i bambini e a tener vivo il loro interesse alla lettura».
Sembra che il segreto di questa operazione stia proprio nel modo in cui i cani reagiscono alle letture, a volte molto incerte, dei bambini. Se infatti gli adulti possono mostrare disinteresse e, a volte, addirittura fastidio di fronte ai loro piccoli balbettii, non così reagiscono i piccoli a quattrozampe della libreria Kennedy «e questo, chiaramente, per i bambini rappresenta un grande incentivo e li invoglia ad andare avanti nonostante le difficoltà» conclude la Brinker. (G. M.)

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